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Movies Reloaded - 12 artisti rivisitano la locandina cinematografica

Il cinema è un’arte totale giacché mette insieme letteratura, pittura, musica, architettura e fotografia
(Santiago Lorenzo, “I milioni”, Blackie Edizioni 2021

La mostra “Movies Reloaded” porta il cinema in galleria, con dodici artisti che realizzano
vere e proprie locandine cinematografiche con il solo vincolo di lavorare sul classico
formato verticale lungo e stretto, orizzontale (in genere con le due foto di scena) e il grande
poster, oltre ad alcune opere fatte sulle vecchie “pizze” di latta che contenevano la pellicola
del film.
“Sin City” nella locandina di Dina Saadi sembra essere tanto lontana dalla realtà, ma così
lontana non è, forse viviamo tutti in una Sin City, sembra allertarci l’artista con la sua opera
interattiva: tutto sembra ruotare intorno a potere e denaro anziché al nostro benessere, una
sensazione quanto mai attuale di questi tempi.
Laika riesce a mettere insieme le due versioni di “Django” di Sergio Corbucci (1966) e
“Django Unchained” di Quentin Tarantino (2012), combinandole con riferimenti al
movimento Black Lives Matter; rappresenta altresì “La Haine” con tre “foto di scena”, in
primo piano la pistola del film, in alto la polizia in assetto antisommossa e in basso la
banlieue parigina con formica; e poi “E’ stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino, con la
“Signora Gentile” che mangia la mozzarella, dietro di lei Fabietto e il Golfo di Napoli.
“Gli uccelli” di Hitchcock, “Metropolis” di Fritz Lang e “Il castello errante di Howl” di
Miyazaki sono alcuni dei film scelti da Alessandra Carloni, che reinterpreta le sue
locandine adattando i vari personaggi alle figure caratteristiche della sua opera: l’uccello un
po’ mostruoso in primo piano su uno sfondo rosso che richiama il film horror, il castello
errante di Howl che viaggia per i cieli, la maschera che domina il grattacielo nella locandina
di Metropolis. Altrettanto fa Kiki Spiki con i suoi lavori dedicati a “Il deserto rosso” di
Antonioni, “La baia di Napoli” di Shavelson e “Bello, onesto, emigrato Australia
sposerebbe compaesana illibata” di Luigi Zampa, tutti film degli Anni 60 (con la sola
eccezione per l’ultimo del 1971) reinterpretati in chiave moderna.
La locandina del film del regista coreano Kim Ki – Duk “Ferro Tre – La casa vuota” viene
fedelmente riprodotta da Marco Réa, che si concentra sulla casa vuota laddove il colore
rosso rappresenta l’assonometria di uno spazio vuoto. E nella locandina de “La Samaritana”,
la scritta in realtà è una non scritta, un insieme di caratteri inesistenti e incomprensibili ma,
in quanto tali, universali.

About Ponny si concentra sugli oggetti di scena, spesso considerati come semplici
componenti scenografici ma in realtà parte integrante delle scene di film che di per sé
raccontano storie: il triciclo di Denny in “Shining”, gli origami di Gaff in “Blade Runner”,
le scarpe della Sposa di “Kill Bill” e le spade di Luke di “Star Wars”, cui si aggiunge il
ritratto di Chewbakka sulla pizza.
Roberto Benigni nel film “La Vita è bella” tranquillizza il piccolo Giosuè nella locandina di
Cheko’s, che riesce altresì a rappresentare il senso di caduta negli abissi di “Trainspotting”,
oltre a omaggiare Hitchcock e Gian Maria Volontè, cittadino al di sopra di ogni sospetto,
sulla pizza. Luogo Comune propone invece l’iconicità del lavoro di Stanley Kubrick, con
immagini e dettagli icastici, semplici ed efficaci come la fotografia di film del grande regista
inglese quali “Full Metal Jacket”, “Eyes Wide Shut” ed “Arancia Meccanica”, quest’ultimo
altresì rappresentato con un occhio speciale sulla pizza.
Daniele Tozzi propone una serie di film del filone “blaxploitation”, usando la sua
inconfondibile calligrafia nelle locandine di “Superfly”, “Cleopatra Jones” e “Foxy Brown”
(che viene proposto anche su pizza), con figure iconiche alternate al lettering delle parole di
alcuni brani delle colonne sonore, mentre i film di Quentin Tarantino “Le iene”, “Pulp
Fiction” e “Kill Bill” vengono magistralmente rivisitati nei collage di Demetrio Di Grado.
Lavinia Fagiuoli omaggia Shakespeare con il suo progetto che ripercorre l’iter
cinematografico della storia di “Romeo e Giulietta”, con un fil rouge (nel senso cromatico
del termine) nelle sue locandine che parte dalla versione di George Cukor del 1936 fino ad
arrivare a quella di Baz Luhrmann del 1996 con Leonardo di Caprio, passando per l’opera di
Zeffirelli del 1968 con le indimenticabili musiche di Nino Rota. Antonio Pronostico ci
porta al laghetto di Villa Borghese dove Nanni Moretti di “Bianca” rema la barca a noleggio
leggendo Proust, protetto dal cappello da sole: un’immagine serena che si contrappone
all’altra sua locandina di “Apocalypse Now”, con l’elicottero che vola in un cielo rosso
infuocato.
Considerando che oggi vediamo le locandine quasi esclusivamente online, quando
scegliamo un film o una serie sulle varie piattaforme, la mostra Movies Reloaded può essere
considerata un ritorno all’infanzia.
Correvano gli Anni 70 e passavo i miei pomeriggi al cinema di famiglia (il cinema Araldo
in Via Lorenteggio a Milano) e il mio più grande divertimento era andare in sala proiezione
per vedere il film stando seduto accanto al proiettore, per essere ancora più in alto della
platea.
Un arco temporale di 50 anni con momenti cinematografici molto intensi, iniziando con i
film di Bud Spencer e Terence Hill fino ad arrivare a “Pulp Fiction”, con il commento di
Rosanna Arquette “esilarata” davanti all’iniezione di adrenalina che Vincent Vega fa a Mia
Wallace.
50 anni in cui ho girato, fatto cose, visto gente, visto e rivisto film, collezionato locandine
fino ad arrivare a “commissionarle” agli artisti in mostra, spiegando loro che dovevano

immaginare per un attimo che fossi il produttore di una casa cinematografica e non un
semplice spettatore.
Buona visione.