ART IS MONEY 

“Una mostra come quella che qui si presenta non è solo un divertissement, il “gioco” privato che un collezionista prova a condividere con gli artisti che incontra. Ci aiuta a riflettere su alcune questioni fondamentali che hanno a che fare con il modo in cui noi (i “moderni”) consideriamo l'arte. Scrivere, disegnare, ritagliare, bruciare, firmare, accartocciare, customizzare banconote da un dollaro può avere due opposti significati. Un rimarcare, nella direzione del potlach, del dispendio, dell'inutilità, la distanza dell'arte dal mondo “adulto”, improntato, secondo la caricatura che dell'umano fornisce l'homo oeconomicus, alla logica del massimo profitto e del minimo sforzo, e che tanta ricerca socio-antropologica ha combattuto descrivendoci gli strani costumi degli indiani americani o degli isolani delle Trobriand, col loro Kula Ring, un circuito alternativo a quello dello scambio mercantile, che vedeva i nostri “argonauti” del Pacifico occidentale (così li definì Bronislaw Malinowski) affrontare viaggi lunghi e pericolosi per scambiarsi collane e braccialetti di conchiglie gli uni (i ceduti) “uguali” agli altri (gli acquisiti). 
Di questi scambi a somma zero (incomprensibili all'economista) si è detto che il guadagno è nella relazione sociale che si instaura (allo stesso modo di come, per Claude Lévi-Strauss lo scambio di sorelle, e il conseguente divieto dell'incesto, non avrebbe altro scopo che ottenere un cognato). 
( Edoardo Marcenaro)